Lettera aperta di una anonima ex tamarra


Contraria e stupita da chi si oppone a Tamarreide! Rispetto a tanti programmi tv che si dichiarano “alti” ,  su quali parametri questo venga ritenuto basso, per me è un mistero.

Alto è una parola importante perché nell’alto c’è Dio, quindi la verità (nel mondo delle rappresentazioni simboliche).  Da questa asserzione mi viene spontaneo chiedermi

I programmi alti hanno una loro intrinseca verità?

Se questo è vero Tamarreide è più alto di Ballarò.

Ancora, se è vero che la tv si sposta verso pratiche di personalizzazione e di nicchia (gustose anche per i pubblicitari) e che la tv oggigiorno la fanno le persone comuni, non vedo perché anche questa fascia di ragazzi non debba essere rappresentata. E non serviva neppure scomodare il sempre grande Professor Abruzzese, perché in fondo i tamarri si rappresentano e difendono, culturalmente,  da soli. Non serve una presunta torre d’avorio a giustificarli ed analizzarli (fermo restando che trovo Abruzzese di una intelligenza imbarazzante, da vero Intellettuale e fermo restando l’utilità della sua presenza nell’ottica della struttura del format).

Esiste già la dittatura dell’estetica, vogliamo anche la dittatura della mente?

Chi lo ha detto che per essere cool o addirittura socialmente accettabili, occorre una laurea, non sbagliare i verbi, avere un solo uomo e sposare quello, non essere concentrati solo sul corpo ma accudire e far crescere le nostre piccole menti che potrebbero essere altrimenti fagocitate dal Sistema che ci vuole stupidi per fregarci. Assurdo, ansiogeno e unbelievable. Mi sembra che quelli fregati siano proprio quella  fetta di spettatori che davanti a prodotti come Tamarreide storcono il naso e sparano sentenze non sempre fondate in una catena paranoica inutile per casi come questo. E via cosi per tutta la settimana fino al lunedi,  senza godersi quell’ora e più di sorrisi ,PERCHE’ DI UN’ORA abbondante  SI TRATTA, che ricorda a persone com me i mie 19 anni sbandati e sognanti. Ho vissuto fino a 20 anni in un grazioso paese di 1200 abitanti, ed ero tamarra inconsapevole di esserlo. Guardavo in tv quei ragazzi educati e colti del pubblico della Rai, perché andavano visti quelli, e dopo le serate con la gonna leopardata e i tacchi vergognosamente alti, accompagnati ovviamente da un angelo azzurro, mi sentivo sempre un po’ in colpa dopo aver accesso “la tv del prima grande fratello”. E mi chiedevo: perché non sono cosi? Perché mi piace ballare, uscire, apparire, essere la prima sul cubo, o meglio aspirare ad esserlo, perché vivo con leggerezza emozioni e relazioni, perché non sono come loro?  Ebbene tale dinamica ha creato un circolo di sensi di colpa, e allora ho studiato a Roma, mi sono iscritta nella università statale perché quella è  una presunta scuola di vita e non mi sono fermata alla triennale, ma ho preso anche la specialistica, ma non bastava e allora ho fatto corsi di inglese, di teatro, di produzione televisiva e cinematografica a Cinecittà, ho preso un aereo e sono andata a Londra a studiare l’inglese, ho letto che un posto buono per il cinema era New York  e sono partita, ho lavorato sui set di alcuni cortometraggi e film, ho continuato a studiare, ho scritto una tesi in semiotica sui linguaggi televisivi, con Internet mi aggiorno sempre sulle passate pecche scolastiche, che il mio past da tamarra ha lasciato, poi accendo la tv su italia uno e vedo una scritta un po’ esagerata  e  cafona … “Tamarredie” dopo nemmeno dieci minuti  a bocca semi aperta penso : Cavolo! Bello! Quella era io!

Francamente preferisco vedere ragazzi che sanno usare le proprie armi, piuttosto che ragazzi illusi nelle università che li rendono inconsapevoli operai delle fabbriche disoccupanti e  disoccupate, perché non è illecito usare sfacciataggine, il corpo (nel rispetto della decenza e di stessi) e la capacità di credere nelle proprie convinzioni / convenzioni. E comunque  ritengo tutto ciò sempre meglio che  vedere ragazzi sfruttati a 500 euro perchè non hanno saputo resistere alla più grande truffa pubblicitaria di tutti i tempi: l’istruzione alta per tutti. E attenzione dico istruzione e non formazione specialistica, perché è della seconda che abbiamo bisogno.

E non vi sembra ben formato uno che sa come farsi una lampada, quando può far male, come scolpire i muscoli, quali sono i vestiti più fighi della stagione, quale il colore che quall’anno sta meglio con il grigio, come si conquista una donna, uno che crede fortemente in se stesso e che sa esattamente dove vuole andare, tiene al proprio corpo e sa vivere nel mondo che ha scelto, non vi sembra uno colto rispetto al SUO mondo? E riesce perfino a guadagnare grazie alla capacità di non aderire ad un modello sociale che gli andrebbe sicuramente stretto, non è questo un modello PNLesco da cui trarre un format comportamentale?  Io uno cosi lo definisco, a suo modo, GENIO.

Francamente mi farebbe più pena e riterrei più diseducativo, vedere rappresentato quel sistema accademico che elargisce vergognosamente illusioni, fingendo che non lo siano.

Quel sistema che permette al figlio di un operaio che guadagna 1000 euro al mese e che mantiene due figli, di studiare a Roma pagando una stanza 450 euro in una facoltà letteraria, nella quale fa difficoltà a sostenere esami perché a scuola non andava benissimo e la mancata attitudine allo studio si fa sentire, ma nessuno gli ha detto che per lui sarebbe stato meglio un corso di formazione professionalizzante.

Ma il ragazzo insiste perché sul libricino preso in facoltà i primi giorni, ha letto  l’elenco dei settori nei quali potrà lavorare e allora si fa forza e va avanti, e lotta e studia e fuma e fuma  e studia e si alza alle 5 per ripassare. Il fatidico giorno dell’esame va in facoltà e l’assistente, un ragazzetto, gli fa solo una domanda, due libri lui non li ha nemmeno letti,  ma miracolosamente ecco apparire sul cedolino un bel  27.   Contento,  il nostro ragazzo telefona ai genitori, la madre, felice, è in lacrime.

5 anno dopo, una festa a casa di amici, lo incontriamo e indovinate di cosa parla? Del magico lavoro al call center che non gli ridarà mai indietro il sudore del padre colato sui tetti.

Beh?!

Ora cosa è da boicottare e chiudere?

La finta istruzione o l’ignoranza esibita senza vergogna?

Forse se avessi continuato ad essere tamarra sarei stata più felice e più ricca, no anzi, una cosa la voglio specificare,  sono felice anche ora quando non ricordo dove è un città, o chi ha scritto un’opera  e posso pensare a quanto è figa la bella ignoranza nell’era del web, dove wikipedia mi aiuta a godermi di più la vita, liberandomi dal peso della INUTILE memorizzazione e godo nel sapere che non mi vergogno di essere ancora ignorante.  Ricca invece …. Per questo avrei dovuto lavorarci prima di scegliere l’università dei nostri giorni e mercati!

Ai posterri l’ardua sentenzia… ma forse non si scrive cosi, ops un secondo vado su google a inserire questa frase

Forse cercavi: Ai posteri l’ardua sentenza

Ahhhhhhhh il profumo dell’ignoranza che Internet mi concede , almeno lo posso odorare un po’ e non  vergognarmi?

Grazie !

Ancora e ultima cosa semplice ed evergreen

IL MONDO E’ BELLO PERCHE’ E’ VARIO…

LASCIATECI FIORIRE !

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2 pensieri su “Lettera aperta di una anonima ex tamarra

  1. Felix ha detto:

    Cara anonima ex tamarra,
    siamo figli del nostro tempo. Ognuno lo è o lo è stato. Il ciclo della vita scorre come un fiume che ripropone sempre stereotipi accomunati da similitudini. Sono i tecnicismi a cambiare. Forum e blog impazziscono ora per l’esasperazione dei social forum che paiono essere il centro culturale del momento, come lo sono stati gli “Amici” che si trovavano nei pomeriggi di inverno di qualche tempo fa, o come le tavole rotonde sul “il grande fratello”, per non dimenticare gli echi ed i biasimi intorno al programma degli anni novanta “non è la rai”, vero e proprio antesignano fenomeno di costume. Tutti oggetto di studio per esperti di comunicazione e di fenomeni sociali. Fenomeni sociali che hanno contribuito a formare generazioni di adolescenti con genitori molto spesso dissenzienti del messaggio portato dalla televisione ma inermi nel proporre al giovane figliolo una sana attività sportiva alternativa. La televisione è il nostro primo compagno. A volte l’unico. Si, unica compagnia per coloro costretti a casa, che trovano esclusivo conforto nelle immagini trasmesse da un tubo catodico. Un compagno che rappresenta anche il modello da seguire, da fare proprio. E così può capitare di identificarsi nel modello di “tamarra” che calca la scena di un programma di intrattenimento. O di volerne emulare le movenze, di invidiarne la posizione, l’opportunità di apparire, di guadagnare. Perché è proprio questo il nocciolo del problema: guadagnare tanto con poca fatica. Un’opportunità che solo la televisione può dare. Non è necessario sgobbare sui libri per diventare dottore o ingegnere. Anni di studio, tirocinio, apprendistato e poi la gavetta prima di affermarsi ed acquisire una posizione. Una comparsata al “grande fratello” può essere la svolta della vita. Televisione, inviti, serate in discoteca, apparizioni pagate fior di quattrini. Ma è questa l’Italia che vogliamo? Un mondo di stereotipi dorati, sognati per il figlio o la figlia che possono trovare il modo per sfangarla, diversamente dal povero papà operaio che si spacca la schiena per tirare avanti la carretta ed uscire dalla vita comune per intraprendere la carriera da star. “Non aderire ad un modello sociale sicuramente stretto”, dove non è necessario sapere dove sia la Spagna o che un tempo erra errore scrivere libriccino con una sola “c” ma la lingua tende a modificarsi e finirà con il prevalere la forma con una sola “c”, tu me lo chiami GENIO? Forse questo è l’inequivocabile segnale dei tempi che cambiano; come la lingua si trasforma e si modella anche i costumi si evolvono e fanno vedere l’analfabetismo e l’inettitudine come un modello da imitare. Credo che l’adeguamento ai tempi sia necessario e vitale, e il fiorire della cultura può aiutarci a crescere meglio senza sentirci “una merda”.
    Felix

  2. moti ha detto:

    Caro Felix,
    ti ringrazio prima di tutto per la visita al mio blog, secondo per esserti interessato a questa discussione per me cosi cara e da me sentita sulla pelle dei miei anni da precaria e sognante storyteller. Concordo con te sull’importantissimo ruolo della tv nel proporre modelli sociali e anche a me piacerebbe un mondo con una tv perfettina ed educata, alla Reith’s three words: EDUCATE, INFORM, ENTERTAIN

    http://en.wikipedia.org/wiki/John_Reith,_1st_Baron_Reith

    ma la tv è un insieme di linguaggi e credo che anche in quel caso sarebbe difficile rispondere alla domanda: cosa contengono queste TRE PAROLE? Poi riempirle e declinare quanto associato ad esse, ehhh BELL’IMPRESA!

    Una cosa semplice da dire e fare perché sempre e comunque stimolante, è invece un confronto con altre opinioni, soprattutto sul concetto di cultura, che dalle tue parole, sembra esserti molto caro.

    Proprio in questa ottica di confronto ti consiglio un libro che mi ha fatto cambiare idea sulla mia ferma convinzione che dovessi vergognarmi di aver visto fino a 25 anni Beautiful, tutti i giorni, rischiando una multa per eccesso di velocità quando le lancette erano vicine alle 14.00.

    Ebbene dopo qualche giorno di compagnia con Johnson Steven

    http://www.libreriauniversitaria.it/tutto-quello-fa-male-ti/libro/9788804551201

    ho guardato la tv con occhi diversi e ho felicemente detto a chi lasciavo con scuse dell’ultimo minuto, “Vado che tra un po’ c’è Beautiful!”.

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