Tv – nuove frontiere per dogane sospette?

Le nuove frontiere della televisione. Che bella affermazione di speranza!

In convegni con professori, professionisti, produttori, giovani creativi, si distingue ancora oggi tra vecchio e nuovo, parlando di contenuti e contestati, tra tv generalista, tv tematica, tv satellitare, web tv e cosi via a salire o scendere uguale, in una serie di categorizzazioni che a me francamente hanno anche un po’ stufato. E peraltro non utili se non per arricchire le tasche di chi si iscrive a facoltà che ne studiano le dinamiche da un punto di vista non economico. Forse sbaglio, ma la mia opinione è libera, libera di essere espressa e pure di essere portata a spasso per il web dopo aver seguito un convegno mattutino, quindi perché non dire la mia? Appare invece totalmente corretto fare distinzioni terminologiche quando dietro si parla esplicitamente di money: dove stanno andando i pubblicitari ad investire? Nel mio modesto parere, però anche appoggiato da uno stimatissimo e giovane produttore italiano dal quale prendo in prestito l’espressione, sul web non vi sono contenuti ma comunità. Mai sentita in quella mattina,dalla sveglia in poi, cosa più giusta. La narrazione, il racconto, la narratività si stanno spostando sul web, vero, ma il web mi fa pensare alla prima televisione che io, per motivi anagrafici non ho visto, ma che ho letto sui libri. Non parlo da esperta, qualche esamino veloce su questi argomenti l’ho sostenuto ma qui, come gà detto, parlo da webnauta libera. Ebbene quella tv era comunità, non contenuto, pochi format, anzi poca familiarità con la parola format, drammaturgia, regole. Guardando all’evoluzione del web oggi mi sembra di assistere alla stessa cosa: si parla solo ora di piattaforme multimediali.  Penso, ad esempio,  alla piattaforma Noi, L’Aquila, dove è totalmente assente anche una parvente forma di narrativizzazione, drammaturgia, non so, ad esempio una distinzione generazionale tra immigrati e residenti, tra giovani e anziani, insomma chi è che racconta cosa e perchè? Già in questo caso avrei qualcosa a cui approcciarmi di più plasmato, avrei più scelta editoriale, e alla base avrei un target chiaro da offrire ai pubblicitari, e perché no anche storie da trasformare in romanzi, sceneggiature,fumetti, insomma materiale da “rimediare” (remediation – http://it.wikipedia.org/wiki/Remediation) come opere crossmediali, perché è di questo che ci nutriamo oggi. Il cinema ad esempio, che ha fatto dei luoghi fisici un mezzo promozionale per eccellenza per stansiarsi, ancorarsi e caratterizzarsi, non sfrutta il web  per ambientare le sue storie, aspetto che lo penalizza nella corsa al restyling che caratterizza i nostri giorni dal corpo fisico al virtuale.              Insomma il film deve, a mio modesto parere,  creare reali hyperlink con il web e spero di vedere queste dinamiche al più presto, perché this is the right time. E chi si nasconde sospetto e pronto dietro l’angolo, coperto da un cappello che lascia intravedere l’occhio furbesco: “Ladies and gentlemen, here it is with us, wearing on new dresses and intentions, the new, the one, the must be.

( looking at the corner)  Come here on the stage, don’t be shy!

Let’s clapping hands to……….  Mister Pubblicitario!

THAT’S ALL FOLKS

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