Il mio primo incontro con Nora Ephron

Apro la mia email e vedo che la Dino Audino ha tradotto il libro Scrivere una commedia romantica di Mernit Billy   http://www.audinoeditore.it/libro.php?collana_id=M&collana_progr=143

lo compro e comincio a leggerlo famelica  Ed è proprio cosi che avviene  il mio incontro virtuale con Nora Ephron.  Nome complicato per me, nonostante ho viaggiato un po’ e studiato anche sceneggiatura ad L.A., i nomi americani mi creano sempre un senso di spaesamento, a volte, stranamente anche fastidio.  By the way, leggo nel libro di Mernit che un buonissimo esempio del modo in cui scrivere la sceneggiatura di commedia romantica è Harry ti presento Sally http://it.wikipedia.org/wiki/Harry_ti_presento_Sally

ovviamente è un film che ho visto anni fa, nell’89 avevo solo 7 anni, quando non ero assolutamente interessata al linguaggio del cinema e vedevo i film solo per sognare, per un po’ di paura,per qualche lacrima, per qualche sorriso e sogno,  insomma senza nessun  extrapensiero.  Tornando a noi, lo rivedo in streaming felicissima qualche sera fa,  ero agitata, solo all’idea di vedere applicati quelli che potrei definire i famosi sette punti/Mernit/passi del raccontare l’amore:  personaggio, plot e struttura, tema, immagini, dialogo, punto di vista e ambientazione, ero in piena ansia da lettura. Prendo il pc, carico il film, e tutto scorre calmo e felice, con un bell’inizio, i due si incontrano, si sono reciprocamente un po’ antipatici, fino a che non si piacciono.  Fine della storia. Ricordo di aver subito pensato che il film fosse  un lunghissimo monologo, senza intramezzi drammaturgici, ossia subplot (personaggi e situazioni) che illuminano le caratteristiche del personaggio come i conflitti esterni ed interni, rendendo il film narrativamente cicciotto e quindi più gustoso per il tatto delle mente che lo elabora. E infatti ho visto solo due co-protagonisti per 96 minuti ed ho pensato ma questa Nora http://it.wikipedia.org/wiki/Nora_Ephron che fa? Ovviamente con grandi sensi di colpa, pensando come posso io giudicare una pluripremiata e citata sceneggiatrice e per giunta anche regista? Ebbene la risposta è stata sono libera di dire la mai se mi fa crescere, capire e confrontare. Continuo cosi nell’ostinato tentativo, tra voglia di  imparare e l’impossibilità di non analizzare per istinto da editor, di capire questa sceneggiatrice e la sua scrittura. Passo cosi a C’è posta per te 

                                  http://it.wikipedia.org/wiki/C’%C3%A8_posta_per_te                                                            

scritto da Nora addirittura con la sorella, proprio ora sono andata a vedere su google chi è http://en.wikipedia.org/wiki/Delia_Ephron .   Di nuovo,  by the way, vedo il film, anche qui un lungo monologo senza subplot, ma questa sensazione negativa si è fermata all’apparenza, perché nel dettaglio è già qui nato l’amore in senso screenwritiano  per Nora.  Ogni scena è tematica, ogni scena declina il tema e l’argomento. Il tema, o domanda tematica , per citare Stefano Reali, che il film pone, è: un mezzo di comunicazione ostacola o facilita i rapporti? Tema svelato nella scena madre, l’ordeal per dirla con Vogler,  in cui la nostra protagonista vede la madre fantasma ballare con lei bambina, sottolineando come il libro, la comunicazione e l’amore per la comunicazione empatica annullano i confini tra la vita e la morte, e quindi i limiti imposti dalla nostra obbligata forma di semplici being human, che solo la comunicazione può annullare,  come mezzo per far viaggiare la memoria oltre il tempo e lo spazio.  Da qui, infatti,  la protagonista entra in comunicazione con la parte più profonda di sé stessa, dove va a morire per rinascere, per tornare a vita nuova (01.26.28). Ovviamente la stessa cosa accade al protagonista maschile, quando, in un ascensore bloccato con tre sconosciuti costretti al dialogo dalla situazione e che rivelano aspetti intimi delle proprie vite da risolvere una volta usciti,  anche lui è costretto a guardare ed entrare in comunione con la sua paura più profonda.  Anche qui, mi sono permessa con il timore di chi si avvicina ad analizzare un grande, che vi erano fortissime forzature e un piccolo errore di credibilità, quando la protagonista non tira un pugno in faccia al libraio cattivo ma  addirittura se ne innamora, non mi era mai sembrato, che potesse desiderare più fare la scrittrice per bambini che la libraia, in termini tecnici, nessuna semina del sospetto (indici di ciò che potrebbe accadere, ossia la rinuncia ad una vita tra i libri senza nemmeno un piccolo urletto di rabbia?) . Al di là di questo, ho  appena rivisto la scena della libreria, mi ha fatto piangere ancora la perfezione della costruzione di un sentimento, la Nora aggrega emozione e tecnica in modo lacrimogeno, perfettamente orgasmica! (per riprendere la finta – vera finzione della scena dell’orgasmo in Harry ti presento Sally). Anche io prenderei sempre per citare Mernit e Nora, quello che ha preso lei per scrivere cosi. Ieri sera arriva il turno di Julie and Julia http://it.wikipedia.org/wiki/Julie_%26_Julia, una costruzione narrativa bellissima, il confronto di due donne tra due epoche, accomunate dalla cucina, dall’amore e dalla scrittura. Nel pensare alle sensazione che il film mi suscita penso ad una musica che fa percepire la perfezione della tecnica anche a chi non  conosce le note. E ancora, un film da vedere per il tipo d’uomo e di relazione rappresentato, qualunque donna vorrebbe avere uomini cosi al loro fianco e in questo Nora si è dimostrata grande anche come eroina femminista nel mondo della sceneggiatura per superare il pregiudizio secondo cui alle donne piace lo stronzo. Di personaggi maschili cosi dolci, premurosi, innamorati, disponibili, non ne vedevo da tempo, semplicemente fantastici. Inutile dire che l’uso dei flashback non è mai stancante e che la cucina viene rapprentata come quel qualcosa di dolce e crudele, ma passionale e appassionante come l’amore , in un parallelo sceneggiato con gusto e sapore.  E chiudo con la ferma convinzione che sia un film assolutamente da scalettare (e che scaletto, poi scendo a raccontarlo). Serata chiusa con il bellissimo taglio di cipolla visto nel film, che ho fatto soffriggere un po’ aggiungendo pomodoro e tonno, adagiati su uno spaghetti 9  ‘A FIGLIATA della Garofalo, l’unica pasta veramente al dente sul mercato. Non mi sono nemmeno avvicinata a un sapore suscitato dal film, ma per un attimo un po’ Julia/Julie mi sono sentita. Nel frattempo mi preparo alla visione di una Vita da strega  film ripreso dall’omonima serie tv americana che ha accompagnato la mia sognante adolescenza quando invaghita del vicino di casa, credevo davvero alle pozioni magiche, e francamente era proprio un bel mondo in cui sostare un po’! Grazie, Nora Ephron!

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