Raccontare “l’Oltre” con erotismo? COOL!

Sono ansiosa per natura, certo anche brava a placarla, a parlarle, ad accordarci, ma di base rifuggo da tutto ciò che mi può incupire, impaurire e quindi scatenare le ansie più varie. Questa premessa drammaturgica, per usare una parola del mio mondo di interesse (sceneggiatura), mi serve per introdurre “quel ciò” che mi fa paura, e che in realtà tutti fuggiamo parlandone poco o niente. Eh si! Proprio lei/lui, vestito/a  con quell’abito nero e lungo e  quell’ascia tagliente (che poi se uno mai la vedesse perchè dovrebbe far paura se si è morti?). Lui/lei che l’autrice e giornalista Valeria Paniccia, che vedete nella foto più su,  racconta da “Extraterreni”  http://www.facebook.com/pages/Extraterreni/171539386230595 alla mostra “Erotico abbandono” http://www.popsophia.it/component/k2/item/222-valeria-paniccia/222-valeria-paniccia  che declina nei cimiteri, riuscendo a farlo con un tocco di rosso passione.  Accade cosi che dietro quella parola per tutti cosi respingente,  si nasconda in realtà un colorato prato dell’eternità, un paradiso in vita fatto e nutrito dalla Narrazione la quale, come da tempi immemori, tesse le fila del “senzafinemai” , meccanismo che,  come per le soap opera, uccide la morte e innesca l’eternità.

Un prato fatto delle bellissime storie di chi abita i cimiteri, siano essi

extraterreni famosi o extraterreni della quotidianità.

Di solito non leggo mai qualcosa di vicino a “questa parola” ed ho sempre associato ad essa i cimiteri pensandoli come luoghi lugubri, pieni di candele, di silenzio, di grigio. Ora posso invece anche dire che belle punte di colore di fiori arrampicati e soli, meravigliosamente soli.

Questa ultima immagine/emozione me l’ha trasmessa e generosamente regalata questa amica, prima non avevo mai notato quanto i fiori potessero essere belli ed estasianti su quello sfondo di grigio spento sulla vita. Una amica particolare, come i suoi interessi, che scalciano e si rincorrono lungo il continuum eros/thanatos, una donna che non si può non notare avvolta nella sua camminata incerta, dagli interessi più grandi della solita vita, e da storie da raccontare sempre vive e mai banali. Senza dirglielo, mentre uscivamo tra un cinema, una cena o una passeggiata,  io non avevo mai visto la serie tv “Extraterreni” , figuriamoci, io che vedo qualcosa che parla di cimiteri! Fino ad una sera in cui accetto, con piacere, l’invito al teatro Eliseo di Roma per la lettura scenica di “Extraterreni” http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/18/Extraterreni_Valeria_Paniccia_dalla_televisione_co_10_110418024.shtml. Entro, nel buio della sala scorrono alcune interviste, di fronte a me Pupi Avati, e al mio fianco un mio amico attore, mi concentro sulle parole ma le immagini mi catturano quando appaiono loro sullo schermo: meravigliose statue di donne, di madri, di figlie, di amanti, corpi grigi e vivi, corpi grigi e accesi da punte di colori di fiori. A questo punto, sulle immagini che corrono lente sul ritmo delle parole lette con vitalità,  capisco perché  Valeria li ha definiti prati dell’eternità: immensi luoghi dove il cemento incontra la natura nel suo ciclo più vero, dove gli opposti vita e morte si conciliano, gli animi irrequieti si arrendono, le ansie si nascondono e fuggono, i sorrisi si placano, le lacrime scendono, gli artisti si infiammano, i giovani pensano, gli anziani si avvicinano, la storia si slancia, la memoria freme e la sessualità esplode. Luoghi dell’essere e del non essere eppure sempre dell’apparire.

Ebbene si!  Apparire, tutto appare cosi chiaro alla vista, quando, dal buio della sala,  le parole

Erotico Abbandono fanno fermare tutto il mio pensiero a gustare nel corpo le sensazioni  di soffiante eccitazione, ammirazione, calma che mi suscitano quelle immagini che inneggiano alla morte come erotico abbandono, sottolineando la similarità con l’unione di due corpi che la vita la fanno nascere. Come il corpo di donna  della foto più giù: un corpo che si abbandona alla morte stanco e libero come dopo un intenso orgasmo.

Perché mi piace? placa la paura per la parola fine, trasudando sicurezza come se fossi adagiata su un  ventre di madre che mi accoglie e mi lascia abbandonare con amore.

E’ piacevole poi che ancora ora, ad ogni nuovo sguardo che si posa su di esse, ho come effetto quello di placare e rassicurare le mie paure per accendere i miei sensi che si lasciano trascinare, ispirando le parole che mi suggeriscono , sull’immagine di    questa donna-statua che  con la  mano  indica e si lega alla terra,

mentre  con il 

volto osserva e si rivolge al cielo, che anche solo punte di colori di fiori possono bastare per ancorare la vita tra cielo e terra.

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