Paralleli mediatici: Quando la tv gioca un gioco non previsto

un saggettino universitario scritto nel 2006 …

Vanna Marchi e Masianello, due volti della stessa medaglia… 

Nell’analisi che segue si è scelto di effettuare alcuni paralleli in base alla funzione dei personaggi presi in esame: Vanna Marchi e Masaniello. Prima di proseguire,  si vuole sottolineare come è stata considerata la diversa percezione e ricezione, delle due vicende, da parte del “pubblico” : Masaniello è stato indubbiamente una figura di forte impatto sociale che porta con sé una connotazione positiva, mentre Vanna Marchi, al contrario, negativa. Nella funzione narrativa è invece possibile effettuare un parallelo tra i due (alla luce di quanto detto poco più su’).

La vicenda di Vanna Marchi e quella di Masaniello trovano punti di raccordo in alcuni aspetti che riguardano in primo luogo il profilo dei personaggi che interpretano. L’estrazione sociale è il primo punto che li accomuna, entrambi infatti partono da un “Mondo ordinario” rappresentato da una famiglia di umili origini. Da tale condizione, la motivazione che li spinge all’azione è il desiderio di  rivalsa sociale. Tale azione si risolve nella conquista del potere da cui in entrambi i casi, vengono travolti: Corruptio optimi pessima (Ciò che era ottimo, una volta corrotto, è pessimo) – Gregorio Magno. Si è scelto di riportare questo aforisma in quanto esemplifica da un lato la natura positiva della motivazione che li spinge ad agire, ossia il riscatto sociale ottenuto attraverso spiccate doti comunicative, abilità e determinazione, che peculiarizzano entrambi, e dall’altro la natura dionisiaca della brama di potere, che in entrambi i casi, è stato il catalizzatore delle loro storie, caratterizzate dal passaggio dei personaggi da uno stato iniziale al suo opposto: conquista totale del potere, esaltazione – perdita totale del potere, condanna.

Allo stesso tempo, applicando la teoria del viaggio dell’eroe, osserviamo come vi sia, all’interno di entrambe le vicende, un forte cambio di paradigma. Vanna Marchi, da teleimbonitrice acclamata per i suoi modi quasi simpatici, spettacolari e in quanto tali attraenti e divertenti, passa ad essere vista e tracciata come truffatrice, millantatrice, approfittatrice. Lo stesso accade con Masaniello, che una volta al potere, arrivatoci acclamato ed appoggiato del popolo, viene condannato come folle e approfittatore. In entrambi i casi, in questo passaggio, vengono appoggiati da presunti amici che instaurano con loro rapporti ambigui. La figura di Genoino, nel caso di Masaniello e di Ricci nel caso della Marchi, sono Mentori, ma al contempo Mutaforme, entrambi infatti concorreranno al declino dei loro “protetti”. Nel caso di Ricci mi riferisco ad alcune puntate, prima delle vicende giudiziarie, in cui Vanna Marchi, veniva mandata in onda, in alcuni filmati, per il suo particolare stile di comunicazione televisiva, che avrebbe divertito il pubblico. Per quanto riguardala Marchi, il discorso è riferito anche ai suoi soci o collaboratori, emblematico il caso del Mago.

Un altro aspetto che li accomuna, sempre in una lettura delle vicende esclusivamente in chiave mediatica, è il potere di disvelamento sui bisogni del “popolo” rispetto alla volontà di ribellarsi ad un “potere costituito”.

Nel caso di Vanna Marchi vediamo infatti come grazie alle sua abilità comunicative, sia riuscita a cogliere ed applicare una delle regole più ambite e seguite dalla società dello spettacolo: “il medium è il messaggio” (McLuhan).La Marchiha saputo cogliere l’essenza del medium televisivo come “spettacolarizzazione” della realtà, intuendo il potere persuasivo ed economico della televisione, dando al “popolo” ciò di cui aveva bisogno: rassicurazione all’interno di una illusione e possibilità di dotarsi di una “pozione magica” con cui entrare, con l’immaginazione, nel sogno collettivo di ricchezza e benessere che ha iniziato a prendere forma con l’avvento della tv commerciale, coincidente in Italia con gli anni80’. Per quanto riguarda la vicenda di Masaniello la dinamica messa in luce è la stessa, si potrebbe infatti parlare di lettura e interpretazione del desiderio di uguaglianza nobili – popolo, espresso e messo in atto dalla rivoluzione. Un altro spunto dato dalle vicende analizzate, nello svolgimento del parallelo mediatico che qui si sta cercando di fare, riguarda l’autoreferenzialità dei discorsi messi in moto dall’azione di Striscia la notizia nel confronto con quella di Masaniello. Striscia la notizia infatti nel momento in cui condannala Marchi, ricorrendo ai suoi stessi strumenti per farlo, ossia la riproduzione della realtà attraverso il medium televisivo, condanna al contempo sé stessa, in quanto invita lo spettatore a diffidare dello stesso strumento di cui essa stessa si serve per agire nel suo intento. Masaniello, in modo simile, una volta salito al potere per aiutare il popolo, nel farlo, assume atteggiamenti del precedente potere costituito, svelando quindi i meccanismi contro cui combatte ma servendosene al contempo per i propri scopi (conquista personale del potere vs lotta in nome della libertà del popolo).

La lettura di entrambe le vicende rimane comunque complessa. Nel caso di Masaniello ciò è dovuto alle differenti interpretazioni derivanti da ricostruzioni di biografi e di storici che differiscono su parecchi punti (nella scaletta riportata si è scelto infatti di focalizzarsi su quegli accadimenti che vengono riportati nella maggior parte delle versioni disponibili on-line – quelle da me consultate -), nel caso di Vanna Marchi, invece, la lettura della vicenda diventa complessa in quanto situata in un particolare sistema comunicazionale. In quest’ultimo caso infatti,  in quanto frutto del postmoderno mondo dell’informazione, vengono messi in atto giochi di interpretazione che rendono la vicenda sottoponibile a più letture in base al punto di vista e quindi all’osservatore/interprete. I media (stampa-tv) hanno dipintola Marchicome truffatrice e come colpevole da punire, vista la gravità dei reati da lei commessi, offrendo lo stesso punto di vista al pubblico/lettore. Dall’altra parte però se ad osservare è uno spettatore critico, si attiene al punto di vista offerto, ma ne legge anche il sotteso ideologico e il conseguente potere demistificatorio che una lettura della vicenda può fornire (Basti pensare alla nota teoria di Eco riguardo alle tipologie di lettori).

Si può dunque concludere dicendo che il parallelo mediatico tra le due vicende ha permesso di osservare come sia possibile giocare con i punti di vista, e poter sostituire, nei casi specifici che seguono, ruoli e personaggi: da un lato è Striscia la notizia ad assumere il ruolo di Masaniello in quanto rivoluzionario che libera il popolo dalla magia incantatrice di Vanna Marchi, dall’altro la vicenda di Vanna Marchi può fornire una lettura in chiave ideologica del potere manipolatorio della televisione e quindi essere associata alla figura di Masaniello nel ruolo di “Velo di Maya” postmoderno (Vanna Marchi infatti, attraverso la sua vicenda, mette in luce il potere affabulatorio dei media e la pericolosità insita in esso). Infine si è potuto osservare come nel caso della Marchi la ricostruzione della vicenda ad opera dei media, non includa “mentori”, e “mutaforme”, che in alcuni casi avrebbero potuto appunto far luce e sottolineare aspetti della televisione, che il sistema media, per la maggior parte, nel raccontarla, ha scelto di lasciare in ombra.

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