POSTMODERNO E SERIALITA’ TELEVISIVA


Quando la verità è un gioco di interpretazioni  

 

Quotidiano “La Repubblica” del 3-09-11, pg. 36. E’ morto il postmoderno! Lo ho scoperto cosi, all’improvviso, girovagando tra le pagine. E vorace, ho letto curiosa l’articolo.

Sono una amante passionale del postmodernismo, non potevo farlo altrimenti.

L’ho incontrato al terzo anno di università, esame di filosofia. Già da adolescente riflettevo, come tanti, sul concetto di verità e nel farlo pensavo: perché la filosofia di vita di una casalinga qualunque non è importante e di “valore” quanto quella di un intellettuale? Ebbene Lyotard mi aveva dato una illuminante risposta nei suoi illuminanti testi (parti) che oltretutto mi regalarono un bel trenta e lode.

Per il postmodernismo la verità è data da un gioco di interpretazioni, pertanto alla mia domanda adolescenziale avevo potuto dare finalmente risposta: si, la  questione filosofica della tua casalinga, è vera come quella di un intellettuale. Ah! Che pace! Poi arriva l’articolo, dramma! Come è possibile tornare indietro a presunte verità epistemologiche nell’era di Internet?

A mio parere senza il postmoderno non avremmo avuto declinazioni di verità, meravigliose come sono oggi le serie tv. Perché poi ovvio, io qui riporto tutto alla sceneggiatura (nel mio piccolo). In corsi tv tenuti all’Università o extrauniversitari ho sentito dire che  in Italia abbiamo un  apparato etico meno “fisso” ( a livello mediatico, drammaturgico ed espressivo) rispetto a quello americano, per questo non riusciamo a produrre serie del loro livello. Contrarissima e perché? Perché siamo postmoderni e questo può aiutare, anzi è questo, a mio parere,  il meccanismo da usare .

Una serie tv è per antonomasia un gioco di interpretazioni, dove non vi è una sola verità ma la declinazione di una presunta verità: il tema o intenzione tematica. Forse sto usando troppe parole e pochi esempi. Appunto, un esempio al limite del postmoderno è per me il ciclo di episodi di Grey’s Anatomy (S05) in cui il protagonismo è occupato dalla linea narrativa orizzontale di Izzie. Questi episodi si caratterizzano per l’incontro, sul piano del significante e del significato, di due contenuti oppposti: ragione e sentimento, illusione e realtà, mito e sogno.

Izzie vede e dialoga con l’uomo che ha follemente amato al punto da rubare un organo per lui: un cuore che avrebbe potuto salvarlo. L’uomo, ricomparso sotto forma di fantasma / allucinazione, ripete insistentemente ad Izzie: io sono qui per te. Una frase ricorrente ed ossessivamente ripetuta negli episodi, fino a quando Izzie non capisce che quella stessa illusione romantica (il fantasma che torna a vivere ed amare) è figlia della ragione, è figlia del mito, è figlia della realtà: il suo corpo è malato, e la sua mente lo comunica con l’illusione.  A mio parere l’episodio mette in luce come, giocando sul piano del significante (l’illusione è figlia della realtà) si possa declinare un contenuto, ossia la malattia, in senso postmoderno, come gioco di interpretazioni:  Izzie ha un tumore al cervello (malattia del corpo) che viene rappresentato e interpretato come fuga dalla realtà nell’ illusione di un ritorno dal passato di un mentore che, dall’oltretomba, suggerisce e guida nella vita. La malattia viene rappresentata non solo sul piano della realtà, ma giocando sull’interscambio semantico tra vita e morte. In un episodio “meno profondo”, ossia giocato solo sul piano del reale e senza considerare l’importanza dei giochi di interpretazione nella scrittura drammaturgica, avremmo avuto semplicemente una donna che scopre di essere malata perché dimentica le cose, il compagno si preoccupa e la porta in ospedale dove le viene diagnosticato un tumore al cervello. Qui avremmo giocato tutto su esperienze di vita vissuta, e non su strutture mitiche, come detto più su. Questo groviglio ben strutturato di fantasia e realtà che caratterizza i tre episodi è in realtà il filo conduttore dell’impianto tematico della 5 stagione, dove l’intenzione narrativa è ben espressa dalla voice over di Meredith che apre il primo episodio ( un prato, dove è stato tracciato, con delle candele, il disegno di una casa – su questa immagine sentiamo quanto segue):

“Tutti ricordiamo le favole della buonanotte della nostra infanzia, Cenerentola che calza la scarpetta, il ranocchio che si trasforma in principe, la bella addormentata che si risveglia con un bacio. C’era una volta e vissero per sempre felici e contenti. Favole, la sostanza dei sogni. Il problema è che le favole non diventano realtà. Sono le altre storie quelle che iniziano con era una notte buia e tempestosa e finiscono in modo terribile, sono gli incubi che sembrano sempre diventare realtà.”

Questa scena, nel raccordo con la seconda (Meredith assiste alla morte di Derek sul tavolo della sala operatoria) e la terza (Meredith si sveglia, stava dormendo su un lettino in corsia),  state the theme, setta il tema della narrazione lunga 22 ore  (per dirla con  Pamela Douglas che sottolinea questo aspetto di una serie tv ad apertura libro). Infatti, non solo esplicitamente si afferma con la voce il collegamento tra illusione e realtà, sogno ed incubo, ma questo ciclo di tre scene mostra come, mentre Meredith costruisce la casa dei sogni, dove portare il sogno del principe azzurro, il Principe Derek sta morendo nella seconda scena per poi riportarci alla realtà nella terza scena, dove si dice di cosa si parlerà nella intera stagione e quindi, in forma declinata, nei singoli episodi, Meredith: il primo che disse e vissero felici e contenti dovrebbe essere preso a calci nel sedere. 

In questa frase si svela l’intenzione tematica: la vita si nutre di sogni ed incubi che ci danno, nella loro reciproca relazione, il senso della vita.

Senso di vita che nella grande narrazione di 24 episodi, viene reso nell’ultima puntata, dove si chiude e confluiscono le declinazioni tematiche dell’intera stagione. In questa puntata, da più ritenuta una delle più commoventi della serie, l’illusione della realtà , viene resa dalla morte di George e dalla apparente ripresa di Izzie, che sul bacio di Alex (il potere favolistico del bacio qui sovvertito), ha un attacco di cuore e cade in uno stato di incoscienza.  L’episodio si conclude con l’incontro di Izzie e George in ascensore,  lui con indosso la tenuta da militare, lei vestita di rosa con lo stesso vestito usato per la serata del ballo in Ospedale.

Dalla realtà si è ritornati al sogno:

“…Favole, la sostanza dei sogni. Il problema è che le favole non diventano realtà…”

(Meredith, prima scena di apertura stagione)

A me francamente

questo sembra ancora postmoderno

e … mi piace!

Meglio leggere tutto quanto scritto dopo aver visto gli eisodi S05E01 – 02-03/E08/E24

O leggere le trame http://it.wikipedia.org/wiki/Episodi_di_Grey%27s_Anatomy_(quinta_stagione)

Inoltre sono entrata in un campo complesso, quindi questo articoletto, lo considero un work in progress molto “grezzo” nato dalla lettura dell’articolo di La Repubblica e da “doverosamente” sistemare e completare.

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