Winter’s Tale – L’equazione perfetta (per me) della sceneggiatura, l’equazione imperfetta del box office!

Qualche tempo fa arriva puntuale anche per me il caro antagonista Malanno di stagione. Malanno?! Insomma! Più che altro distrutta: raffreddore, tosse, letto.  Che faccio? Ovvio, vedo che film potrei vedere. Mi ricordo che mia sorella mi ha parlato,forse addirittura il giorno prima, di un film bellissimo. “Vedilo”, mi dice. Dopo la perplessità iniziale, so che di film se ne intende, mi fido e decido di leggere la trama di Winter’s Tale.  Il titolo è adatto al periodo, pur essendo primavera, il contesto è quello invernale: Storia d’inverno.

Questo romantico film è stato uno di quelli che ho visto stando veramente dentro la storia e  non potevo non scriverne qualche fugace riflessione (da leggere dopo aver visto il film).

winter's tale

Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Winter’s_Tale_(film)#/media/File:Winter%27s_tale_(film).jpg (Theatrical release poster – locandina)

 Trama

New York, primi 900’ e nostri giorni. Nel salto temporale di quasi un secolo, resta immobile sullo sfondo la lotta perenne tra bene e male. I demoni contrastano l’azione degli angeli sulla terra: vogliono impedire agli umani di realizzare in vita il miracolo al quale sono destinati e diventare cosi angeli a loro volta (le stelle nel cielo). Il ladro professionista Peter Lake viene ostacolato da un demone nella realizzazione del suo miracolo (incontrare la donna destinata a compiere il suo destino).  Peter è all’oscuro della vera motivazione e pensa che l’inseguimento sia dovuto ad una resa dei conti “lavorativa”. Seguendo le fila del destino, Peter incontra questa donna dai capelli rossi e se ne innamora, ma contrariamente a quanto aveva creduto, il suo miracolo non si compie: lei muore.  Il Demone pensa di essere riuscito nella sua missione e per ultimare l’opera, uccide anche Peter o meglio pensa di averlo fatto. Tempo dopo… Peter  si risveglia ossessionato da un disegno che continua a tracciare ogni giorno sull’asfalto di una piazza, con dei gessetti colorati: una figura di donna con i capelli rossi e le mani rivolte al cielo. Peter ha dei flash sul suo passato, fa delle ricerche e scopre chi è stato: un uomo vissuto almeno cento anni prima. Come è possibile? Il destino si accanisce una seconda volta. Il demone ha rintracciato Peter. Nel tentativo di scappare, Peter scopre che in realtà la ragazza che doveva salvare è una bambina malata di leucemia che ha incontrato per scelta del destino nella moderna New York e che è questo il motivo del suo “blocco temporale”.  Peter la salva e come ricompensa ha il suo posto di stella nel cielo: è diventato un angelo.

Altri riferimenti trama

http://bostonianlibrary.blogspot.it/2014/02/recensione-storia-dinverno-di-mark.html

Cerco la trama sul web e la casualità, causalità, sincronicità per dirla alla Jung, mi riportano a lui: Akiva Goldsman.  Uno dei miei sceneggiatori preferiti. Ed ho avuto la fortuna, da ventenne studentessa di sceneggiatura presso la UCLA (corso estivo) di ritrovarmi, passeggiando sulla Hollywood Boulevard, sul set di uno dei suoi film, o meglio uno dei suoi film Wow: Io sono leggenda.

 

legend 2    legend 1     legend 3

https://twitter.com/?lang=it

akiva phrase

Fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=801387143280583

Winter’s Tale, del quale ne è appunto sceneggiatore e regista debuttante Akiva Goldsman, è una love story, una favola, un film benconfezionato: storia, regia, fotografia, costumi, attori, location. Il Plot  segue la classica struttura in tre atti. Dicendo questo non voglio sminuirlo, ma metto in premessa le note positive, per esaltare quelle eccellenti.  Quello che mi ha davvero colpito guardandolo è infatti  il suo essere una sceneggiatura pulita, senza sbafature ma con netti chiaroscuri, per non dire addirittura bianchi e neri. Tutto è giocato sulla semplice dualità, sul gioco degli opposti e non c’è nessuna informazione di troppo a disturbare, né di plot né di characters. La storia ha un fortissimo impianto favolistico, innestato su una ambientazione storico realistica, ma chiaramente delineata, senza dare quindi una pretesa storica ma adagiando delle pretese di verosimiglianza nella New York primi 900’ e nella New York dei nostri giorni.

Su wikipedia si dice che il film ha ricevuto valutazioni negative e che (sorprendentemente per me), su un budget di realizzazione pari a 60 milioni, ne ha incassati la metà, più o meno.  Francamente, non capisco! A me la storia ha emozionato molto ed ho trovato la sceneggiatura semplice da seguire, molto ben delineata, asciutta.

MarkHelprin_WintersTale

http://en.wikipedia.org/wiki/Winter’s_Tale_(film)

Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Winter’s_Tale_(novel)#/media/File:MarkHelprin_WintersTale.jpg

(first edition cover – prima immagine di copertina)

Questa precisione matematica, che si ritrova spessissimo nella sceneggiatura americana, l’ho trovata concretamente nel film in alcune scelte, passaggi, dettagli del racconto, resi e selezionati dal romanzo (presumo) dallo sceneggiatore, con la funzione di ancore simbolico – drammaturgiche. Di seguito una piccola scheda che a mio parere le illustra (in modo veloce e sintetico riporta gli elementi che hanno colpito e guidato me nella visione, come ancore drammaturgiche).

Linearità nel tratteggiare i protagonisti e la loro evoluzione LUI LEI ANTAGONISTA
Chi è Peter Lake Beverly Penn Pearly Soames
Cosa vuole / oggetto di valore Sia nel passato che nel tempo presente (del film) cerca la sua identità Vuole vivere Vuole impedire che avvengano miracoli
Conflitto- obiettivo  esteriore Bene/male (angeli-demoni) Vita/morte Bene/male (angeli-demoni)
Conflitto-obiettivo interiore Non sa chi è, non sa cosa vuole. Vorrebbe vivere ma sa che morirà a breve di consunzione. Non può vivere, è bloccata e ferma nell’idea della malattia. Dimostrare il suo potere
Oggetti – soggetti – valori simbolici guida/ semina delle informazioni Questi 4 elementi sono dei produttori di vita, ossia concedono al protagonista di vivere e di salvarsi.
City of justice È la targhetta che è sulla nave che porta in salvo il neonato Peter ed è la targhetta con la quale Peter elimina  il demone che prova ad ucciderlo.
Cavallo bianco E’ l’intervento divino,  l’alleato che salva  sia lui  che lei dall’attacco dei demoni, e che salva la piccola bambina e la madre, cosi come Peter, sul finale del film.
Tazzina E’ l’oggetto che fa da collegamento con il passato, che simboleggia quell’attimo di intimità che serve nella storia per dire che i protagonisti si sono amati, anche se lei non era il suo miracolo. Salva la verità e l’essenza del suo/loro amore e quindi del “filo rosa” del film. La ragazza dai capelli rossi muore per lui, per dirgli di vivere per realizzare il suo miracolo, il miracolo al quale il loro amore ha dato vita. La vita di Peter ha un altro destino, lei muore per dimostrare a lui che la sua vita deve prendere un’altra direzione. Lui onora questo destino.
Bambina (le due bambine del film) Cosi come il cavallo, la bambina è un alleato: mostra la via di accesso al miracolo, suggerisce e dona la salvezza

Rimane il mistero degli incassi e rimane fortunatamente anche il grande regalo che mi ha fatto questo film, mi ha fatto sognare, sperare, illudere, sorprendere, amare la tessitura bellissima della sua sceneggiatura. Mentre lo sceneggiatore/regista la scriveva la moglie è morta di infarto, e questo film appare chiaro come un ultimo grido d’amore per lei, una bellissima dedica d’amore eterna. Non riesco  a non dire grazie per un tale grande regalo di condivisione con noi pubblico. Leggendo le varie recensioni online scopro che il film è l’adattamento dell’omonimo romanzo del 1983, scritto da Mark Helprin, libro che presto leggerò, un libro corposo di 845 pagine, diviso in quattro parti. Sono sempre più in estatica ammirazione verso l’indubbio talento di Akiva e sempre più curiosa di leggere il libro. Ora mi spiego ulteriormente le ancore che mi son  ubito balzate alla mente. Erano assolutamente necessarie.  Francamente, sempre leggendo online, anche su siti piuttosto attendibili ed accreditati, rimango sempre più stupita dall’ingenuità dei commenti, come le critiche sull’assenza di “spiegoni”, ad esempio perchè non si capisca come il cavallo prima fosse un cane, insomma come mai non ne viene data una spiegazione esaustiva. Una sceneggiatura è un costrutto, una architettura narrativa che si muove all’interno di 120 pagine/minuto, dove ogni scena deve essere ben collegata all’altra tenendo conto delle informazioni che si danno sull’evoluzione della trama e dei protagonisti. Dovendo fare economia, ma veramente è importante dire che il cavallo prima era un cane bianco scendendo nei minimi dettagli? Ma veramente non è interessante e matematicamente pulito come lo risolve? Ci fa capire che era un cane dall’affermazione di disprezzo del demone rivolta al cavallo, chiamandolo cane e sottolineando, nel farlo, il carattere epico, o meglio mitologico (es: le divinità greche che si presentano sotto altri aspetti) della trasformazione. Bellissime scelte tra sovraffollamento narrativo e necessità di fare economia. Trovo inoltre perfetto, cosa difficilissima da rendere, l’equilibrio sempre precario per sua natura tra fantasia e attualità (realismo magico), come lui stesso afferma:

https://www.youtube.com/watch?v=pLios1LgpY4

Guardando anche questa intervista emerge abbastanza il suo metodo di lavoro:

https://www.youtube.com/watch?v=uyW33-fJOJ4

A mio modesto parere il problema risiede nel mezzo scelto ossia il big screen, forse con una miniserie in quattro puntate, avrebbero fatto boom! Per il mercato, per me è già boom cosi!

Magical…!

winter's tale - the party

Fonte: http://blog.screenweek.it/wp-content/uploads/2014/01/storia-d-inverno-jessica-brown-findlay-e-colin-farrell-trailer1.jpg

twitter

@iolandabarbati

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